📌 Sentenza Cassazione 8231/2025: WhatsApp e SMS sono molestie, le e-mail no

La Digital Forensics entra nel merito dell’intrusività dei mezzi digitali

Nel mondo della comunicazione digitale, non tutti i messaggi sono uguali. Lo ribadisce con forza la Corte di Cassazione penale, che con la sentenza n. 8231/2025 ha fatto chiarezza su un aspetto fondamentale per chi si occupa di reati digitali: il diverso impatto dei mezzi di comunicazione a distanza sulla vita della vittima.

📲 Il caso: SMS e WhatsApp molesti, ma non le e-mail

📲 Il caso: SMS e WhatsApp molesti, ma non le e-mail

La vicenda giudiziaria riguardava un padre condannato per molestie nei confronti del figlio, per avergli inviato numerosi messaggi tramite SMS e WhatsApp, oltre che tramite e-mail.

La Corte ha però distinto nettamente i tre strumenti:

  • ✅ Ha confermato la natura molesta degli SMS e dei messaggi WhatsApp;

  • ❌ Ha invece escluso la rilevanza penale delle e-mail, ritenendo che il loro invio non costituisca molestia ai sensi dell’art. 660 c.p.

⚖️ Il principio di diritto: l’intrusività fa la differenza

Secondo la Suprema Corte, ciò che rende penalmente rilevante una comunicazione non è solo il contenuto, ma soprattutto il modo in cui essa si impone nella quotidianità del destinatario.

“L’e-mail richiede un accesso volontario alla casella di posta, non genera notifiche immediate e non invade in tempo reale la sfera privata della vittima.”

Al contrario, strumenti come WhatsApp e SMS:

  • producono notifiche push;

  • interrompono le attività del destinatario;

  • creano una pressione costante e istantanea.

Tutti elementi che, se reiterati, possono configurare un comportamento molesto penalmente rilevante.

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🔍 Implicazioni operative per la Digital Forensics

Per chi lavora nell’ambito della informatica forense, questa sentenza ha conseguenze importanti:

🧾 1. Valutazione del mezzo utilizzato

Durante l’acquisizione e l’analisi, è fondamentale distinguere tra i diversi canali comunicativi. Il valore probatorio di un messaggio cambia a seconda che si tratti di:

  • Messaggi WhatsApp (app mobile);

  • SMS (rete telefonica);

  • E-mail (posta elettronica).

🧠 2. Analisi dell’intrusività

Occorre documentare:

  • La frequenza e la reiterazione delle comunicazioni;

  • La presenza di notifiche push attive;

  • L’immediatezza dell’interruzione della vita privata della vittima.

🛠 3. Strumenti forensi a supporto

L’utilizzo di software come Cellebrite, UFED, XRY, MOBILedit permette di acquisire dati da dispositivi mobili in modo conforme alla normativa italiana, garantendo:

  • Integrità della prova;

  • Tracciabilità della catena di custodia;

  • Presentazione efficace in giudizio.

📚 Un nuovo equilibrio tra diritto, tecnologia e prova digitale

uesta sentenza dimostra quanto sia oggi fondamentale conoscere non solo le norme, ma anche il funzionamento tecnico dei mezzi digitali. L’esperto forense ha un ruolo chiave: non solo raccoglie dati, ma interpreta il loro valore alla luce della giurisprudenza e della tecnologia.

“La Digital Forensics non è solo tecnica, è ponte tra tecnologia e diritto.”

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Ti aiuto a:

  • Acquisire in modo forense SMS, WhatsApp, e-mail;

  • Valutare l’intrusività e la rilevanza giuridica delle comunicazioni;

  • Redigere relazioni tecniche valide in giudizio.

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